Per la benedetta precisione del caso [this is a door through which I passed]

Ed il cammino ha portato verso Est, per la benedetta precisione del caso: proprio nel luogo del tempo.

E tutto si è ricomposto, come se niente altro aspettasse per accadere

Facile come tutte le traiettorie che convergono in un punto

quel punto che prima non c’era e ora sì ed è il centro di tutto.

Tanto forte da farci rimbalzare sopra con eleganza elastica ingombramtissimi fardelli.

Ed ora non solo c’è un prima ed un dopo, ma c’è ogni singolo istante in mezzo a tutto.

Lì, preciso.

Venite qui, ora, perché c’è un qui.

Venite da me, perché c’è un me, ora.

The external precision has gone blunt, because now there is the internal one.

[3 maggio 2011]


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E venne il giorno del mostro nero! [e di come incredibilmente fu la festa del cuore]

Nostra sorella-maggiore-senza-paura lancia il cuore a chilometri da qui
e la sua traiettoria disegna il nostro orizzonte:
cammineremo su un ponte sospeso fatto di numeri immaginari,
un’assunzione e una conquista, un passo e una pietra agguantata e posata,
e poi di nuovo e di nuovo ancora.

Un brodo primordiale adolescente che si rimescola entusiasta e sfrizza, sgasa, svapora e ribolle continuamente se’.
E continuamente festeggia senz’altro motivo che celebrare la sua incantevole freschezza.

Dritto verso gli occhi, incontro, di spedita e nessuna esitazione. Incammino.
Un passo ed e’ fuori (lo stesso passo porta dentro, nel buio).
Un passo ed e’ verso (lo stesso passo indaga il buio, per accomodarsi).
Un passo ed e’ fermarsi e respirare (lo stesso passo e’ dare forma di paura al proprio sembiante)
Un passo ed e’ cammino dritto (lo stesso passo progetta l’immobilita’)
Un passo ed e’ andare comunque anche se non si sa (lo stesso passo accarezza l’imminente augurato sonno)
Un passo ed e’ tentare di aggrapparsi (lo stesso passo e’ per lasciarsi cadere)
Un passo ed e’ veglia e cura (lo stesso passo e’ distrazione e noncuranza)
Un passo ed e’ risposta e attimo colto (lo stesso passo e’ arrendevolezza)
Un passo ed e’ dentro la piccola stanza delle parole (lo stesso passo e’ l’ultimo)

La madonnina indossa un maglione rovesciato mentre scopre il proprio piedistallo.
All’incontrer.
E si accorge anche che non e’ il maglione, ma lei ad essere a rovescio.
Per buona fortuna e’ circondata da parole dritte, a cui appoggiarsi per rimettersi in bolla.

- ma se questa volta non scappo, davvero arriviamo da qualche parte?
- sì, arriviamo.


E’ stato un viaggio epico, e finalmente siamo arrivate al punto di partenza.

(Ora ho le mani fatte di sorrisi e di occhi che guardano negli occhi)


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the truman show finale (via FulviBruno)

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Mutazione [educazione sentimentale del narratore] - (passo tre / in progress)

Sospensione aerea senza pressione.

Niente dall’esterno. Niente dall’interno.

Senza parole: dimenticate, aliene le proprie di un tempo distaccato.

Niente marcatori temporali. Niente mappe. Niente narrazione.

Status: quo. Punto fermo.

Il campo è vuoto. Il giocatore ripiegato, contratto, sgretolato, dissolto.

Al centro del campo, il giocatore.

Fisso, immobile in ricombinazione,  riconciliazione.

Ricostruisce le parole, sbagliando molto: cuce un vestito su di se’, senza misure.

Immagina una spinta, che si crei da se stessa.

Alleva il proprio sguardo, che barcolli spensierato.

Attraversa il proprio corpo, che pretenda l’attenzione. 

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Vertigine [educazione sentimentale del narratore] - (passo due / in progress)

Fuori, esposta, rutilante / roteante.

Nessun punto di riferimento noto – mi affido all’apparente caos.

Il vuoto si fa centro e viceversa – fa male (di un male buono!).

Nessuna previsione certa, solo neutra potenzialità - “e nessuno, nessuno sa quel che succederà di nessun altro, se non il desolante stillicidio del diventar vecchi”

Abbandono vecchie rotte e le affido alle loro stesse gambe – fa’ buon viaggio caro figlio, “che tu possa vivere secondo le circostanze”

Un lavorio continuo per ricordare me e farla vivere – esiste e non è scontata

Abito spazi di cui non percepivo l’esistenza – un passo indietro, ma in un’altra dimensione, nota sola all’esperienza

Il tempo non è tutto uguale

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Distacco [educazione sentimentale del narratore] - (passo uno / in progress)

Lasciare, affidare, consegnare.
Lascia che io racconti.
Ciò che inizia e ciò che termina (la bellezza e il sollievo: la riappacificazione).

Uscire, trasferirsi, allontanarsi.
Esco sulla via delle parole.
Attraverso il ponte che trasforma l’esperienza in storia (la fa vivere oltre sé).

Percorro lentamente la via – possa tu prendere il mio passo.
Apro luoghi e insegno sguardi, ascolti e modi – mi sia lieve allontanarmi.
Confido nel tuo passo – che si lasci addomesticare.
Mi allontano ascoltandoti – non preghiere, ma scoperte.
Riconosco la tua cura – raccogli e porti con te.

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Sulla soglia [educazione sentimentale del narratore] - (passo zero / in progress)

Limite.

Come si trattasse di una geometria non euclidea:
ridefinisci la distanza
ti orienti nel sistema di riferimento
finché ri-identifichi la soglia,
dove ti apposti vigile

Attendi
Osservi
Sgrani racconti interiori:
senza suoni
senza riflesso di memoria
senza ruolo

Ti hanno allevato narratore:
nutrito senza guardarti,
accudito senza pensarti,
condotto senza desiderarti.

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Appunti sparsi dalla terra senza nome / 4

Blackselene - (a portrait)

She is not going anywhere.
She stays calm in her place
quiet and silent.

Impercettibilmente si muove
e compie larghi passi
il mondo intorno gira su di lei.

Ci sono più cose di quante ne dica.

Roteano ordinati in gravitazione
i suoi compagni.

Ciò che passa lentamente, goccia
a goccia, percorre strade
sconosciute e si carica di anime
che macerano nel tempo prima
di venire alla luce.

Per questo ciascuna parola è
saporita e attraente.

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Appunti sparsi dalla terra senza nome / 3

Un incontro

Cammina sulla sabbia.

Bianca la strada.

Polvere, passi nel luogo di nessuno.

-Nè io, nè tu dovremmo stare qui!

-Possiamo andarcene ognuno a casa propria, camminando tranquilli su questa strada di nessuno. Nè mia, nè tua

Di nuovo, come sempre, vediamo mondi diversi guardando nello stesso punto.
Da dove vieni tu? Qual è la tua storia? E chi sono io per te? E questa terra?

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Appunti sparsi dalla terra senza nome / 2

Un limite lo si (ri)conosce solo quando lo si incontra. Non c’è attenzione a priori.

Come una strada di passaggio (“dove passano treni direttissimi altrove”) in cui semplicemente si va.

Capita inaspettatamente di scoprire che lungo quella strada c’è uno stop, un blocco. Ed è il tempo della pausa per riempire lo spazio di altro.

Limes, confine, territorio.

Il confine del mio mondo è un’espressione (una conseguenza?) della mia identità.

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Appunti sparsi dalla terra senza nome / 1

Non esiste un storia. Esistono molti sguardi, incontri e memorie. Il racconto è il modo in cui questi sguardi, incontri, memorie vengono trasmessi,  prendono una loro via e attraversano le persone che non li hanno prodotti e vissuti.

E’ una partecipazione parziale e imperfetta. Del resto, è la natura stessa delle persone ad essere così. Parlare di “parzialità” e “imperfezione” è già di per se’ pregiudizievole di una intenzione / tensione alla totalità e alla perfezione.

Diversamente, sarebbe opportuno e più soddisfacenete prendere atto che non c’è nessuna totalità e perfezione a cui tendere. Semplicemente accontentandosi di raccogliere scampoli e avere la pazienza di cucirli delle propria giusta misura.

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un`arianna

Scorrono veloci le parole - le gusta platicar - di una nuova arianna incontrata. Parla di se` in cento modi e tutto fa relazione e legame.

Girando per il mondo si incontrano le arianne, affettuose e familiari, che semplicemente vivono quel che c`e` da vivere e lasciano sparse e vivide le loro tracce.

Volete un cagnolino trovatello con un`occhio solo? 

C`e` gente che camminando è arrivata a piedi dall`altro lato del mediterraneo. Risuonera` la pizzica in un campo tendato di ragazzi che imparano a ricordare la storia della terra.

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fino in fondo al male

sul fondale del dolore,
accucciata, implorante uno sguardo.

gli occhi negli occhi del male.
lo sguardo preciso, diritto, frontale.

un passo indietro:
la differenza tra il dentro e la riva.

guardo vorticare le anime scentrate
che macinano a vuoto.

e accudisco il suolo
che mi fa stare salda.

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la cura

la chirurgia dell’attenzione,
la precisione frattale in cui comprendere anche gli spazi liminali.
dimmi tu se esiste una cosa più preziosa di questa,
dell’amore del tempo.

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z223

presto nel mattino. terra scura e cielo chiaro.
starting point: central station, north-western side.
take a bus.

rotta verso il fuori, passando in mezzo all’interterra.
contromano al flusso pendolare.
people speak languages I don’t speak.
“buon mattino”. “mattino di luce”.
look outside (no pedestrian allowed).
scorrono scatoloni urlanti.
lungo il tratto di strada più trafficato d’europa.
random thinking.
(quanti MacDonald’s stanno di mezzo tra Milano e la Svizzera?)
i am going to a nice place.
dentro la piccola stanza delle parole.
i am a bit late. time is off, quickly.
ho un’altra cosa da raccontare.
ma non è breve.
back.

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