E venne il giorno del mostro nero! [e di come incredibilmente fu la festa del cuore]
Nostra sorella-maggiore-senza-paura lancia il cuore a chilometri da qui
e la sua traiettoria disegna il nostro orizzonte:
cammineremo su un ponte sospeso fatto di numeri immaginari,
un’assunzione e una conquista, un passo e una pietra agguantata e posata,
e poi di nuovo e di nuovo ancora.
Un brodo primordiale adolescente che si rimescola entusiasta e sfrizza, sgasa, svapora e ribolle continuamente se’.
E continuamente festeggia senz’altro motivo che celebrare la sua incantevole freschezza.
Dritto verso gli occhi, incontro, di spedita e nessuna esitazione. Incammino.
Un passo ed e’ fuori (lo stesso passo porta dentro, nel buio).
Un passo ed e’ verso (lo stesso passo indaga il buio, per accomodarsi).
Un passo ed e’ fermarsi e respirare (lo stesso passo e’ dare forma di paura al proprio sembiante)
Un passo ed e’ cammino dritto (lo stesso passo progetta l’immobilita’)
Un passo ed e’ andare comunque anche se non si sa (lo stesso passo accarezza l’imminente augurato sonno)
Un passo ed e’ tentare di aggrapparsi (lo stesso passo e’ per lasciarsi cadere)
Un passo ed e’ veglia e cura (lo stesso passo e’ distrazione e noncuranza)
Un passo ed e’ risposta e attimo colto (lo stesso passo e’ arrendevolezza)
Un passo ed e’ dentro la piccola stanza delle parole (lo stesso passo e’ l’ultimo)
La madonnina indossa un maglione rovesciato mentre scopre il proprio piedistallo.
All’incontrer.
E si accorge anche che non e’ il maglione, ma lei ad essere a rovescio.
Per buona fortuna e’ circondata da parole dritte, a cui appoggiarsi per rimettersi in bolla.
- ma se questa volta non scappo, davvero arriviamo da qualche parte?
- sì, arriviamo.
…
E’ stato un viaggio epico, e finalmente siamo arrivate al punto di partenza.
(Ora ho le mani fatte di sorrisi e di occhi che guardano negli occhi)